Mi hanno fermato e ho firmato dei fogli
Parlo arabo: puoi parlarmi nella tua lingua.
Misura cautelare, patteggiamento, affidamento in prova:
nel tuo Paese non esistono.
Te li spiego in arabo, uno per uno.
Porti le tue carte. Te le leggo io, in arabo. Poi decidi tu.
Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.
È il tuo caso se…
- Hai comprato un telefono usato.Adesso ti dicono che era rubato.
- Ti hanno fermato per stradae avevi qualcosa addosso.
- Hai firmato dei fogli.Nessuno te li ha spiegati nella tua lingua.
- Una discussione è finita male.Adesso c'è una denuncia.
- Ti è arrivata una bustacon un numero, una data e un tribunale.
Sei in Italia con una pratica già aperta. E adesso è arrivata anche questa cosa.
Succede. Scrivimi e ne parliamo.
Come funziona, a grandi linee
Non ti spiego la legge. Ti spiego dove sei finito.
Quello che hai firmato non resta lì.
Diventa una carta con il tuo nome sopra.
Quella carta va a chi deve decidere.
Non decide chi ti ha fermato. Non decide chi ti ha denunciato.
Tu ricevi delle buste.
Ogni busta ha un nome sopra. Ogni nome vuol dire una cosa diversa.
Ogni caso ha la propria forma.
Due persone con la stessa accusa possono avere due strade diverse.
Le parole che ti sentirai dire
- Misura cautelare
- Una decisione che arriva prima della fine del processo, non dopo.
- Patteggiamento
- Un accordo sulla pena. Non basta volerlo: deve accettarlo il giudice.
- Affidamento in prova
- Una pena che non si sconta in carcere, ma seguendo delle regole.
- Avvocato d'ufficio
- L'avvocato che ti viene dato se non ne scegli tu uno.
Qui trovi cosa vogliono dire. Cosa vogliono dire nel tuo caso te lo dico io. Guardando le tue carte.
Cosa faccio io per te
- Leggo le carte che haie ti dico cosa c'è scritto davvero. In arabo.
- Ti dico cosa ti viene contestato.Con parole tue, non con quelle del codice.
- Ti spiego ogni datache hai ricevuto e cosa vuol dire.
- Con gli uffici parlo io.Le copie degli atti le chiedo io.
- Ti accompagno davanti al giudice.Lì parlo io.
Guardo il tuo permesso e questa cosa insieme.
Sono collegate.
Non ti passo a una segretaria. Quello che mi racconti lo sento io.
Non seguo tutto
Mi occupo di problemi che nascono dalla vita di tutti i giorni.
Non mi occupo di carcere. Ci sono colleghi che lo fanno meglio di me.
Non è un giudizio su di te.
Se il tuo caso non è per me, te lo dico subito. E ti do il nome di chi lo segue meglio.
Quello che non devi fare
- Non devi parlare italiano.Parliamo in arabo, come ti viene meglio.
- Non devi portare un amico a tradurre.Questa cosa resta tra noi due.
- Non devi raccontare quella sera due volte.La ascolto io, dall'inizio.
- Non devi capire da solo cosa c'è scritto nelle buste.Le apriamo insieme.
- Non devi scegliere cosa dirmi e cosa no.A me serve tutto, anche la parte brutta.
- Non devi restare con un foglio che non hai capito.Portamelo e te lo leggo.
- Non devi compilare moduli su questo sito.Mi scrivi un messaggio e basta.
Quello che mi dici resta tra noi. Vale anche se poi non lavoriamo insieme.
Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.
«Sì, ma…»
«Ho già firmato. Adesso è tardi?»
Non lo so, e nessuno può dirtelo senza guardare le carte.
Quello che hai firmato ha un nome preciso. Portamelo: te lo leggo io, in arabo.
«Ho già un avvocato d'ufficio.»
Bene, un avvocato ce l'hai. Non è quello il punto.
Il punto è un altro. Hai capito fino in fondo quello che ti ha detto?
Se la risposta è no, ne parliamo in arabo. Poi decidi tu cosa fare.
«Se ho un procedimento penale, cosa succede al mio permesso?»
Non ti dico come andrà. Non lo decido io. Dipende dal tuo caso.
Ti dico questo: le due cose sono collegate.
E le guarda la stessa persona, nella stessa stanza, nella stessa lingua.
«È una cosa piccola. Serve davvero un avvocato?»
Non lo so finché non la guardo. A volte una cosa piccola sul foglio non è piccola.
E succede anche il contrario. Per capirlo bisogna leggere, non indovinare.
«Non voglio che lo sappia la mia famiglia.»
Quello che mi dici resta tra noi due. È un obbligo mio, non una gentilezza.
Vale anche se dopo il primo colloquio decidi di non farmi fare niente.
E dopo?
Quando questa cosa si chiude, resta una domanda: e il mio permesso?
Non ha una risposta uguale per tutti. Quando arriva il momento, la guardiamo insieme.
Non ti sto chiedendo di affidarmi la pratica.
Ti sto chiedendo di venire a capire come sei messo, prima di decidere qualsiasi cosa.
In arabo o in italiano, come ti viene meglio.
Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.
Domande frequenti
«Il mio italiano non è buono.»
Puoi parlarmi in arabo. Capisco anche quello che non riesci a dire in italiano.
Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.
«Quanto ci vuole?»
Non te lo dico, e diffida di chi te lo dice. I tempi non li decido io. Quello che posso dirti è quanto ci metto io a risponderti su WhatsApp. E cosa saprai già alla fine del primo colloquio.
«Quanto mi costa in tutto?»
La prima volta che ci parliamo non ti costa nulla e non ti impegna a niente. Se il tuo caso richiede un lavoro vero, te lo dico prima di iniziare — non dopo.
«Cosa devo portare?»
Quello che hai. Anche se è disordinato, anche se è in arabo.
Su questo sito non trovi una lista. C'è un motivo: ogni caso ha carte diverse. Una lista sbagliata ti fa perdere mesi. Portami quello che hai e lo guardiamo insieme.
«Mi fido di un avvocato che non conosco?»
Tre cose, poi decidi tu. Sono circa dieci anni che faccio questo mestiere. Ti ricevo io, di persona, nel mio studio a Firenze. E quello che mi dici resta tra noi, anche se poi non lavoriamo insieme.
Non posso dirti come andrà a finire. Nessun avvocato serio può dirtelo.
Posso dirti a che punto sei davvero.