Ricongiungimento familiare — Avvocato a Firenze

Voglio portare qui mia moglie e i miei figli

Tuo figlio al telefono ti chiede quanto manca. Io non posso dirti quanto manca. Posso dirti a che punto è la pratica.

Parlo arabo: puoi parlarmi nella tua lingua.

Mi spieghi la tua situazione in arabo. Le carte le guardiamo insieme.

Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.

Due persone con i bagagli lungo il corridoio di un aeroporto

È il tuo caso se…

  • Tu sei qui. La tua famiglia è rimasta a casa.E vuoi che vengano.
  • Hai già presentato la domanda.E non sai a che punto è.
  • Hai fatto preparare dei documenti nel tuo Paese.Ti hanno detto che così non vanno.
  • Ti hanno detto che manca un pezzo.Nessuno ti ha spiegato quale.
  • I tuoi figli crescono.E non sai se questo cambia qualcosa.

Nell'elenco non c'è il tuo caso? Vale lo stesso se devi far arrivare tuo marito, o i tuoi genitori. Vale anche per gli italiani sposati con una persona straniera. Scrivimi lo stesso. Mi dici la tua situazione e ti dico se me ne occupo io.

Perché qui non trovi la procedura

Su questo sito non trovi la lista dei documenti. E non trovi nemmeno i passaggi da fare.

Le regole cambiano spesso. Cambiano da un ufficio all'altro, anche a pochi chilometri. Cambiano perfino da uno sportello all'altro.

Una pagina scritta un anno fa ti fa perdere mesi. Per questo non ti do una strada scritta su internet.

Ti do la tua. Sulle tue carte, con le tue date, in arabo.

Cosa faccio io per te

Guardo le tue carte con te, in arabo.

Non un caso generico preso da internet. Il tuo, con le tue date.

Con gli uffici parlo io.

Tu non devi capire chi decide cosa. Né dove si va a chiedere.

Tengo d'occhio le date.

I documenti che arrivano dal tuo Paese sono tradotti e legalizzati. Hanno una scadenza. Le date le guardo io.

Le regole cambiano di continuo. Io sto su un ramo solo.

Sono circa dieci anni che faccio questo, e quasi solo questo: l'immigrazione.

Quando chiedi a che punto è, te lo dico in arabo.

Con parole vere, non con un «più o meno».

Se c'è un lavoro vero da fare, te lo dico prima di iniziarlo.

Non dopo.

Non ti passo a una segretaria. Quello che mi racconti lo sento io.

Chi sono →

Quello che non devi fare

  • Non devi parlare italiano.Parliamo in arabo, come ti viene meglio.
  • Non devi portare nessuno a tradurre.Quello che mi dici resta tra noi due.
  • Non devi fare tu da traduttoretra la tua famiglia e gli uffici.
  • Non devi indovinare cosa far preparare nel tuo Paese.
  • Non devi capire quale ufficio decide.Con gli uffici parlo io.
  • Non devi firmare niente che non hai capito.Quello che ti do da firmare io, prima te lo spiego.
  • Non devi compilare moduli su questo sito.Mi scrivi un messaggio e basta.

Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.

«Sì, ma…»

«Posso farlo da solo?»

Sì, molte cose puoi farle da solo. Il punto non è compilare. È sapere cosa succede se una riga è sbagliata. Se è sbagliata, la pratica si rifà.

E i documenti che arrivano dal tuo Paese sono tradotti, legalizzati e hanno una scadenza. Quelle spese le rifai da capo.

«Quanto ci vuole?»

Non te lo dico, e diffida di chi te lo dice. I tempi non li decido io, e cambiano da un ufficio all'altro. Quello che posso dirti è quanto ci metto io a risponderti. E cosa saprai già alla fine del primo colloquio.

«Il mio permesso di soggiorno non è ancora a posto. Ha senso parlarne adesso?»

Sì. Portami tutte e due le cose. Il tuo permesso, e le carte della tua famiglia. Le guardiamo insieme, non una alla volta.

«Mia moglie non parla italiano. Come fa a capire cosa deve fare?»

Quello che deve sapere te lo spiego io, in arabo, con parole precise. Tu glielo dici a casa vostra, nella vostra lingua.

«Ho già iniziato con qualcun altro. È tardi per parlarne?»

No. Portami quello che hai, anche se è disordinato, anche se è in arabo. Prima di dirti qualsiasi cosa voglio vedere dove sei arrivato.

E dopo?

Quando la tua famiglia arriva, di solito non finisce lì. Ne riparliamo a quel punto, sulle vostre carte. Adesso non è una cosa a cui devi pensare tu.

Non ti sto chiedendo di affidarmi la pratica.

Ti sto chiedendo di venire a capire come sei messo, prima di decidere qualsiasi cosa.

In arabo o in italiano, come ti viene meglio.

Domande che mi fanno spesso

«Il mio italiano non è buono.»

Puoi parlarmi in arabo. Capisco anche quello che non riesci a dire in italiano.

«Quanto mi costa in tutto?»

La prima volta che ci parliamo non ti costa nulla e non ti impegna a niente. Se il tuo caso richiede un lavoro vero, te lo dico prima di iniziare — non dopo.

«Non basta il patronato?»

Chiunque può compilare un modulo al posto tuo. Pochi ne rispondono se è sbagliato.

E qui non si tratta solo di un modulo. Si tratta della tua famiglia.

«Perché su questo sito non c'è la lista dei documenti?»

Perché cambia da un ufficio all'altro, e una lista sbagliata ti fa perdere mesi. Porta quello che hai: guardiamo il tuo caso, non un caso generico.

«Devo per forza venire in studio?»

Il primo messaggio lo scrivi su WhatsApp, da dove sei. Poi ci vediamo a Firenze: le carte vanno viste, non raccontate.

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