Mi sposo con un italiano, o mi sto separando
Conosco la legge italiana e conosco quella del tuo Paese. Nel tuo caso servono tutte e due.
Parlo arabo: puoi parlarmi nella tua lingua.
Capisci cosa vale in Italia e cosa vale nel tuo Paese. Te lo spiega una persona sola, in una lingua sola.
Ti ricevo nel mio studio a Firenze. Ne parliamo in arabo. Non devi portare nessuno a tradurre.
Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.
È il tuo caso se…
- «Mi sposo con un italiano e mi chiedono carte dal mio Paese.» Devono arrivare da lì, poi passare da altri uffici. È una strada, non uno sportello solo.
- «Sono in Italia senza un permesso valido e voglio sposarmi.» La tua posizione in Italia cambia la strada. Va guardata prima, non dopo.
- «Ci siamo sposati e adesso voglio chiedere il permesso di soggiorno.» Il matrimonio è una pratica. Il permesso è un'altra. Sono due cose diverse.
- «Ci siamo sposati all'estero. Qui non abbiamo mai registrato niente.» Succede spessissimo. E si scopre anni dopo, quando serve fare qualcos'altro.
- «Viviamo in Italia da quindici anni e adesso ci separiamo.» Il matrimonio è di un Paese. La vostra vita è in un altro. Le leggi sono due.
Non ti riconosci in nessuna? Scrivimi lo stesso. Raccontami la tua situazione. Ti dico se me ne occupo io.
Come funziona, a grandi linee
Ogni caso ha la sua strada. Questa è la mappa, non la lista delle cose da fare.
Se ti stai sposando
Prima si guarda la tua posizione in Italia
Se hai un permesso valido oppure no, la strada cambia. Si parte sempre da qui.
Alcune carte devono arrivare dal tuo Paese
Non le trovi in Italia. Arrivano dal tuo Paese d'origine.
Poi vanno tradotte e legalizzate
Sono due passaggi diversi. Costano, e non durano per sempre.
Passano dal consolato e dalla prefettura
Sono uffici diversi. Ognuno guarda una cosa diversa.
Alla fine si va al comune
Il comune è l'ultimo passaggio. Prima di lui la strada non è finita.
«C'è tutta una bella strada da seguire.»
Dopo il matrimonio si apre un'altra pratica
Chi non ha un permesso lo chiede adesso. È una pratica nuova, con un altro ufficio.
Se ti stai separando
Prima si guarda dove vi siete sposati
In Italia o all'estero. Da questo dipende tutto il resto.
Se all'estero, si guarda se il matrimonio risulta in Italia
Molte coppie scoprono qui che non l'hanno mai registrato in comune.
Se non risulta, prima si registra
È il passaggio che quasi nessuno sa di dover fare. Senza, non si va avanti.
Poi si guarda quale legge si può applicare
Quella italiana o quella del tuo Paese d'origine. Non è automatico: si guarda caso per caso.
La scelta si porta davanti al giudice
Io preparo il tuo caso e lo spiego. Chi decide è il giudice, non io.
Le parole che ti sentirai dire
- Trascrizione
- il matrimonio fatto all'estero viene registrato anche in un comune italiano.
- Legalizzazione (o apostille)
- il timbro che rende valida qui una tua carta.
- Legge applicabile
- quale delle due leggi si usa per il tuo caso.
Te le spiego in arabo, una per una. Prima che tu decida qualsiasi cosa.
Cambia da un comune all'altro e da un consolato all'altro. Una lista sbagliata ti fa perdere mesi. Portami quello che hai: guardiamo il tuo caso, non un caso generico.
Cosa faccio io per te
Guardo la tua posizione in Italia prima di tutto.
È la cosa che decide quale strada puoi fare. Non si indovina: si guarda sulle tue carte.
Parlo io con gli uffici.
Comune, prefettura, consolato. Non devi capire tu chi fa cosa.
Guardo tutte e due le leggi.
Quella italiana e quella del tuo Paese. Vedo quale conviene chiedere per te, e la spiego al giudice.
Ti spiego in arabo cosa vuol dire ogni parola.
Non te la traduco. Te la spiego, che è un'altra cosa.
Il matrimonio e il permesso li seguo io, tutti e due.
Sono due pratiche diverse. Tu non racconti la tua storia a due persone diverse.
Se la strada non c'è, te lo dico subito.
Meglio saperlo oggi che scoprirlo dopo aver pagato traduzioni e legalizzazioni.
- Il tuo nome scritto in due modi diversi su due documenti.
- Il cognome della moglie, scritto in modo diverso sui documenti dei due Paesi.
- Le traduzioni pagate l'anno scorso e ormai scadute.
- Il matrimonio celebrato all'estero e mai registrato in un comune italiano.
Se hai riconosciuto una di queste righe, portamela. È esattamente il tipo di cosa che guardo io.
Quello che non devi fare
- Non devi parlare italiano.Parliamo in arabo, come ti viene meglio.
- Non devi portare nessuno a tradurre.Una separazione non si racconta davanti a un parente.
- Non devi raccontare la tua storia due volte.La ascolto io, dall'inizio.
- Non devi capire quale ufficio è competente.Comune, prefettura, consolato: con gli uffici parlo io.
- Non devi scegliere tu quale legge si applica al tuo caso.Quello è il mio lavoro.
- Non devi preparare niente prima.Porta quello che hai, anche se è disordinato, anche se è in arabo.
- Non devi firmare niente che non hai capito.Quello che ti do da firmare io, prima te lo spiego.
Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.
«Sì, ma…»
«Ci siamo sposati all'estero. In Italia il nostro matrimonio vale?»
Dipende da un passaggio: la registrazione in comune. Moltissimi non l'hanno mai fatta. Non lo indovino da qui. Portami l'atto come ce l'hai e guardiamo se risulta.
«Sono in Italia senza permesso. Posso sposarmi lo stesso?»
La tua posizione cambia la strada. È la prima cosa che guardo. Non ti do un sì o un no per messaggio. Sarebbe la risposta a un caso generico, non al tuo.
«Se ci separiamo, cosa succede al mio permesso di soggiorno?»
È la domanda che sento più spesso, ed è giusto farla. La risposta dipende dal permesso che hai adesso. E da altre cose scritte sulle tue carte. Per questo la guardo prima di dirti qualsiasi cosa.
«Mio marito dice che ci separiamo nel nostro Paese. Io vivo qui.»
Dove si fa la separazione non è un dettaglio. Cambia la legge che si applica. Vieni a capire come sei messa. Prima che decida qualcun altro.
«Posso fare tutto da solo, al comune?»
Sì, molte cose puoi farle da solo. Il punto non è consegnare le carte: è sapere cosa succede se una riga è sbagliata. I documenti che arrivano dal tuo Paese sono tradotti, legalizzati e hanno una scadenza. Se la pratica si rifà, quelle spese le rifai da capo.
E dopo?
Dopo il matrimonio si apre di solito un'altra pratica. È il permesso di soggiorno per motivi familiari. Più avanti c'è la cittadinanza, che ha regole tutte sue.
Dopo una separazione cambiano altre cose. Oggi non le guardiamo. Ma mentre guardo il tuo caso, io le ho già in testa.
Non ti sto chiedendo di affidarmi la pratica.
Ti sto chiedendo di venire a capire come sei messo, prima di decidere qualsiasi cosa.
In arabo o in italiano, come ti viene meglio.
Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.
Domande frequenti
«Il mio italiano non è buono.»
Puoi parlarmi in arabo. Capisco anche quello che non riesci a dire in italiano.
«Quanto ci vuole?»
Non te lo dico, e diffida di chi te lo dice: i tempi non li decido io e cambiano da un ufficio all'altro. Quello che posso dirti è quanto ci metto io a risponderti, e cosa saprai già alla fine del primo colloquio.
«Quanto mi costa in tutto?»
La prima volta che ci parliamo non ti costa nulla e non ti impegna a niente. Se il tuo caso richiede un lavoro vero, te lo dico prima di iniziare — non dopo.
«Mi fido di un avvocato che non conosco?»
Sono circa dieci anni che faccio questo mestiere. Quasi tutti su un solo ramo: l'immigrazione. Ti ricevo io di persona, nel mio studio a Firenze. E quello che mi dici resta tra noi: vale anche se poi non ci lavoriamo insieme.
«Mi puoi dire come va a finire?»
No. Nessun avvocato serio può promettere l'esito di una pratica. Quello che posso fare è dirti a che punto sei davvero, e dirtelo nella tua lingua.